La supremazia quantistica di Google e il Terminator

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La supremazia quantistica di Google e il Terminator

E’ una notizia di pochi giorni fa, riportata da un articolo ufficiale pubblicato niete meno che su  Nature (prima ancora sul sito della Nasa ma si trattava di uno “spoiler”), subito rimbalzata sulle più importanti testate giornalistiche online. Questo articolo riprende con la dovizia di dettagli e dati inconfutabili tipica di Nature, quello che  poi ha dichiarato Google ufficialmente nel suo blog per la massa  (ma nemmeno tanto): ossia il raggiungimento della supremazia quantistica attraverso la realizzazione di un processore  superconduttore programmabile. Tra lo scetticismo di IBM (ma va?) e la perplessità generata dalla news, Google si accaparra le prime pagine dei tabloid scientifici grazie ad un importante esperimento che, al di là, delle implicazioni pratiche nel breve termine, potrebbe  rappresentare una svolta epocale in fatto di calcolo computazionale.

Attraverso il nuovo processore infatti (54-qubit chiamato curiosamente “Sycamore”=platano), è stato effettuato un esperimento di calcolo estremamente complesso che ha richiesto “soltanto” 200 secondi per essere portato a termine.

Ora, per noi che siamo abituati ormai a risposte pressoché immediate da nostri computer e dispositivi mobili, potrebbe sembrare un’enormità di tempo.  Attendere per più di tre minuti una risposta significa per la maggior parte di noi rinunciare  alla ricerca stessa. Tuttavia, se lo stesso calcolo discusso nell’esperimento di G, lo avesse fatto un computer classico (poco importa se parliamo del computer più potente attualmente esistente), ci avrebbe impiegato circa 10 000 anni (sic!) per dare un esito.

Non ci addentriamo qui nelle specifiche dell’esperimento, per quello rimandiamo alle fonti ufficiali, restiamo infatti più che altro nell’ambito delle mere speculazioni a riguardo.

Immaginate un futuro in cui un computer (o il suo processore) potrà calcolare qualsiasi cosa in tempi infinitesimali. Da un punto di vista meramente di sicurezza potrebbe rivelarsi un incubo per chi si occupa di questo settore. Anche la crittografia più complessa potrebbe rivelarsi in un istante obsoleta e facilmente bypassabile da un attacco “quantico”.

Un computer quantico sarebbe una tecnologia che resterebbe a disposizione di pochi o pochissimi (parlare di supremazia non è quindi così fuori luogo), quelli che da quel momento in poi potrebbero esercitare il controllo assoluto sull’immensità del web. Nessuna porta potrebbe restare veramente chiusa (non lo è nemmeno ora in realtà) di fronte ad un sistema di calcolo così potente. Ragionate voi stessi sulle implicazioni.

Dall’altra parte immaginate un’intelligenza artificiale basata su una capacità di calcolo talmente vasta da avvicinarsi (o superare?) quelle che sono le funzioni di un cervello umano normale di elaborare milioni di input in pochi istanti e di restituire risposte in tempi altrettanto istantanei. In campo medico, spaziale, in quello dell’automazione e ambientale, potrebbe essere davvero una nuova frontiera per l’esplorazione di ambiti nei quali fatichiamo ad avanzare o a trovare soluzioni.

Ecco cosa dicono da Google a riguardo:

Our team has two main objectives going forward, both towards finding valuable applications in quantum computing. First, in the future we will make our supremacy-class processors available to collaborators and academic researchers, as well as companies that are interested in developing algorithms and searching for applications for today’s NISQ processors. Creative researchers are the most important resource for innovation — now that we have a new computational resource, we hope more researchers will enter the field motivated by trying to invent something useful.

Come sempre uno strumento non è nè buono nè cattivo (a livello meamente teorico nemmeno una pistola lo è se la pensiamo come strumento di difesa per un attacco fisico che minaccia direttamente la nostra vita e non come uno strumento per portare morte e distruzione) ma è sempre l’utitilizzo che se ne fa a calibrarne la valenza. La capacità dell’uomo di utilizzare “male” o con un proposito sbagliato uno strumento è sempre dietro l’angolo. Pensiamo ai cellulari, ai social, alla tecnologia in generale  che oggi spesso è un abietto concorrente di un normale sviluppo cognitivo soprattutto negli adolescenti.

L’avvento del Terminator non è un fatto che prescinde dalle nostre scelte. E Google speriamo tutti che lo sappia bene questo.

 

 

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